Il Pirlì come dispositivo narrativo: meccaniche ludiche e processi di identificazione eroica
L’analisi del Pirlì come gioco tradizionale non può limitarsi alla descrizione delle sue regole, ma può utilmente interrogarsi sui meccanismi cognitivi ed emotivi che ne accompagnano il successo presso giocatori e pubblico. Il Pirlì, erede dell’antico gioco della trottola e descritto spesso come l’antenato bergamasco del flipper, è oggi oggetto di un progetto della Cooperativa Sociale L’Innesto Onlus, che collabora con l’Università degli Studi di Bergamo, con l’ICPI del Ministero della Cultura, con l’Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) di Regione Lombardia e con l’Associazione Giochi Antichi (AGA) anche nell’ambito del progetto «IN GIOCO. Comunità in rete per la salvaguardia del patrimonio ludico lombardo».
Accessibilità motoria e principio dell’incertezza democratica
l Pirlì si distingue per la bassa soglia di ingresso motorio richiesta: la trottola, lanciata con l’aiuto di una frusta avvolta con cura per ottenere la giusta combinazione di forza e precisione, non presuppone un addestramento prolungato né un vantaggio fisico determinante. La semplicità e la versatilità del gioco lo rendono accessibile e inclusivo, configurandolo anche come occasione di “riscatto sociale”. Nel Pirlì convivono inoltre, in equilibrio, due dimensioni che nei giochi tendono a escludersi: quella dell’abilità, che premierebbe il giocatore più esperto, e quella del caso, che rimette ogni lancio nelle mani della fortuna.
È proprio questa compresenza — un’abilità più percepita che realmente decisiva, accanto a un esito sempre incerto — a favorire un’accessibilità trasversale e democratica, oggi esplicitamente rivendicata anche dal programma Tocatì come capacità del gioco di essere accessibile a persone di tutte le età e provenienze, favorendo la trasmissione intergenerazionale.
Il meccanismo dell’identificazione: dall’oggetto all’alter ego
Un elemento di particolare interesse riguarda il processo attraverso cui un manufatto inanimato, costruito con materiali poveri come legno, vetro, cuoio e spago e trasformato in piccola opera d’arte dalle mani dell’artigiano costruttore, viene investito di una soggettività narrativa.
Nel momento del lancio il giocatore proietta sull’oggetto la propria intenzionalità.
La trottola sembra raccoglierne e incarnarne la volontà, trasformandosi da oggetto inerte in proiezione di chi la mette in gioco. E chiunque — esperto e principiante, grande e bambino, giocatore e pubblico — può sentirsi, per un lancio, l’eroe della storia.
La struttura mitico-narrativa del gioco
A differenza di giochi a struttura puramente quantitativa, il Pirlì è organizzato attorno a una sequenza narrativa con valenza simbolica.
Il piano di gioco riproduce un territorio in miniatura, con campagne e un castello che le domina, popolato da birilli (o pedoni) il cui valore cresce in proporzione alla difficoltà di raggiungerli, fino al Re, che si nasconde nel punto più protetto, il castello.
Lo scopo del gioco è descritto in termini esplicitamente narrativi: risalire la campagna, nel feudo rappresentato dal tavolo, per abbattere il Re.
È una struttura che ricorre in molte narrazioni eroiche, in una versione minima e ripetibile: un protagonista affronta una serie di prove di difficoltà crescente per raggiungere un obiettivo finale che comporta una trasformazione di stato, dall’assedio alla liberazione.
L’edizione 2026 del progetto TUTTI IN GIOCO, intitolata «Il Pirlì oltre il futuro. Tra Saperi, Sapori e Tradizioni», ne offre una conferma plastica: la variante «Il Topolì», sviluppata con gli studenti dell’AFP Patronato San Vincenzo di Bergamo e di Endine Gaiano,
In questa variante innovativa del gioco è stato riscritto lo schema narrativo attorno ad un topo-eroe che deve liberare il territorio bergamasco dalla tirannia del Gran Gatto, asserragliato nel castello, abbattendo lungo la risalita i nove formaggi DOP locali e quindi, figurativamente, cibandosene e diventando sempre più abile e forte, per essere infine proclamato «Re dei Formaggi».
Identificazione collettiva e partecipazione del pubblico
Il coinvolgimento non si limita al giocatore. Il torneo itinerante, attivo dal 2024, nell’edizione 2026 si articola da maggio a ottobre in trentaquattro piazze di qualificazione — non più soltanto bergamasche e lombarde, ma estese anche a sedi extra-regionali — fino alle semifinali e finali di Gaverina Terme, e mostra come ogni lancio possa cambiare le sorti dell’intera competizione, generando una partecipazione collettiva che va oltre il singolo giocatore. Come avviene in molti eventi collettivi e nelle feste di comunità, il pubblico non si limita ad assistere: con la sua presenza e le sue reazioni concorre a costruire il significato dell’azione. In questo senso il torneo diventa un’occasione in cui una comunità mette in scena e riconosce se stessa, ben oltre il semplice passatempo individuale.
La riattualizzazione continua della speranza eroica
Il fascino del Pirlì risiede dunque, probabilmente, anche nella combinazione di accessibilità motoria, incertezza strutturale del risultato. ma sopratutto nella sua dimensione narrativa: una combinazione che le stesse comunità di gioco lombarde, riconosciute nel Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia dell’UNESCO, individuano nei valori di partecipazione, socialità, creatività e identità. Il recupero del gioco, promosso dal 1999 dalla Cooperativa Sociale L’Innesto di Gaverina Terme, testimonia infine come questa capacità di generare significato condiviso a partire da un gesto semplice costituisca una delle ragioni profonde della persistenza del Pirlì come patrimonio ludico tradizionale.



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